giovedì 24 maggio 2012

ma che senso ha?


A differenza dei suoi amici che di lì a poco lo avrebbero raggiunto al solito barre, JimmyJimmyJimmy Perché non credeva in se stesso. Solito a chiedersi il perché di ogni cosa quasi da esser costretto a dar fede lui in primis al suo nome, JJJP dubitava e si interrogava, si interrogava e dubitava: perché, perché, perché... e la filosofia, e l'antropologia, e l'economia, la semiotica. Voleva conoscere, sapere, non per comandare o controllare, voleva solo capire. Perché le persone agiscono così come accade, perché vi è il male, perché la felicità, che li pareva essere così facile da raggiungere era una via così impestata, dura, alle volte inutile da percorrere. Perché alcune persone, le solite, le più grezze, i buzzurri, i poco meritevoli, avevano tutto l'amore del mondo? Quale demiurgo, quale istanza, quale imperativo filogenetico ci impedisce di vivere appieno le nostre vite? I pensieri di JJJP erano questi e, tuttavia, anche altri più, se si vuole proprio, banali, ad esempio quello che or ora gli balenava in mente: “perchè voglio il marocchino e non un bicerìn? Perché al centro-sud non lo chiamano marocchino?”
Di tutt'altra pasta era fatto Qubo Jones, il primo dei suoi amici a arrivare. Mentre, ed erano parole sue, JJJP perdeva tempo nelle sue fantasie (“e non combina mai un cazzo”, esclamava spesso con particolare enfasi fallicocentrica) lui, QJ, aveva in mente “piani ben precisi, zio fà”: una ragazza in qualche modo l'aveva raccattata, alla laurea necessaria ci stava arrivando nonostante anni spesi a fare il cameriere in locali dove albergavano mala educazione e impudicizia morale (di quelli che il padrone mette l'orologio avanti di 5 minuti per toglierti un paio di € dallo stipendio, ovviamente in nero), l'amico ex camerata (perché erano gli unici a difendere i sommi ideali della razza e dell'onore in un luogo pieni di comunistelli per moda, ahimè, si permettono ora di dileggiare sui blog, loro unici veri portatori del vero e della bellezza in mezzo alle risa di scherno di persone che avevano deciso, al contrario dei due priapi dal culo stretto, di non essere proprio così bellamente ignoranti) di scuola ora consigliere in comune che c'ha gli agganci, e già garantisce, non fantastica, garantisce un futuro pieno di appalti fantasiosi e puttane di qualsiasi bordo per farsi suggere il sempre ben retto membro a onore compartecipe e commendatore della loro virilità così spesso messa in dubbio dalla parte avversa, ovvero quel comunismo da solo più loro visto e con cui, forse, reificavano la loro paranoide insicurezza. O forse sono solo delle teste di cazzo, questo non ci è dato saperlo, al più intuirlo.
Paul SenzaSenso arrivava al culo di QJ sghignazzando contro la sua camminata da ossessivo, bello ritto e rigido, culo stretto, gambe storte e piedi quasi piatti. PSS pigliava allegramente per il culo tutto lo scibile umano e anche oltre. Anche se stesso. Dietro il suo sarcasmo, il suo non-sense, la sua acidità, non nascondeva nulla, che era quello che lui stesso si sentiva dentro.
Johnny Sfiga era l'utimo a arrivare, sempre. Era depresso ultimamente, JS, intendendo con ultimamente circa dalla fine della terza superiore-inizio della quarta, locus amenus della sua memoria dove passava ore e ore a discutere coi suoi altri amici-sfiga dell'ultimo album dei Weezer mentre le sue compagne, tra le quali molte avevano il suo auto-altolocato giudizio estetico positivo, darla, prenderlo e succhiarlo da tanti, in certi casi troppi, senza che mai lui fosse parte di quel meraviglioso, ai suoi inesperti occhi, sabbath in un bagno di sudore e quant'altro. “No”, amava ripetersi, “no, io non sono capace di far accadere un'esplosione di figa solo con le mie mani o con questo insulso corpo. Vorrei che il mio fervido mondo interiore potesse essere colto da chicchessia, ma come il Werther la mia è una battaglia stile Davide contro Golia solo che nel mio caso Golia ha l'activ pus. Vorrei anch'io ascendere alle tette sugose delle mie esplodenti delle mie compagne, ma la moralità, il super-io, tutto il mondo mi cospira contro. Meglio le cuffie nelle orecchie e il mio fido Nietzsche che mai m'abbandonerà, meglio stare a guardare senza proferire emotività, così tutto passerà”. Eh si, JS era forse un po' patetico, ma era uno su cui potevi contare. Alle volte puzzava un po', ma era un amico leale.
Sogni, speranze, crudeltà, amori, puzze, conoscenze. Tutto spazzato via da quel camion cisterna carico di benzina che è andato infilarsi nel bar, esplodendo. Pare che al camionista fosse venuto un infarto.
Quanta vita sprecata. Intendo quella di tutti noi, non solo dei ragazzi di cui sopra tanto bene si è detto.
Che pena, la vita, ah, a me l'assenzio, garzon...
Sono morte anche altre 39 persone, by the way, oh, ma credo che a nessuno importi, anzi ne sono certo.

2 commenti:

  1. che fortuita quanto fortunata combinazione di eventi. non capita a tutti purtroppo.

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  2. solo ai migliori. Nella morte a volte c'è meritocrazia

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